martedì 17 agosto 2010

Tabacco nel Canale del Brenta e nel Montello


Testimonianza di Angelo Dalla Palma, nato nel 1912 a Coldarco, frazione di Enego (VI) e residente a Santa Mama del Montello (TV). All'intervista è presente anche la moglie Teresa Francescato, nata nel 1913 a Coldarco di Enego.
Questo brano fa parte di una più ampia intervista effettuata da Camillo Pavan nel corso delle sue ricerche sull'ultimo anno della prima guerra mondiale.

Nastro 1994/12 - Lato A                    9 maggio 1994

Ci troviamo in via Nord Montello ("Panoramica"), vicino alla chiesetta di Santa Mama, al confine fra il confine di Volpago e quello di Crocetta, a poca distanza dal Cippo degli Arditi.

Mio padre si chiamava Pietro e el xe vegnùo do da a montagna. È morto a 79 anni, nel 1952.
Mia madre si chiamava Dalla Palma Caterina e proveniva anche lei dalla provincia di Vicenza, comune di Enego, località Coldarco di Sotto.
I miei sono venuti sul Montello perché dove abitavano prima era una montagna ripidissima, tanto che mio suocero (anche mia moglie è nata a Coldarco) aveva la casa con un cortile che sarà stato largo due metri e sul limitare del cortile aveva messo delle tavole perché altrimenti c'era il pericolo che i bambini cadessero nel vuoto, fin giù a Primolano sul Canale del Brenta.
A Coldarco gli uomini andavano tutti a lavorare fuori, in Svizzera. Facevano le stagioni, e ogni volta che tornavano a casa si trovavano un figlio in più che era stato concepito prima della partenza
Il padre di mia moglie faceva il muratore ed era bravo.
Là in paese avevano poi un po' di bosco e per l'orto avevano spostato un po' di sassi. [Imperdibile, al riguardo, il documentario di Giuseppe Taffarel "Fazzoletti di terra", 1963, recentemente restaurato a cura del comune di Valstagna e visibile presso il museo etnografico "Canal di Brenta", sempre a Valstagna VI]
Con difficoltà, erano riusciti a recuperare qualche metro di terra per mettere un po' di radicchi, di vérde [verze], fasói, patate, ecc.
Avevano fatto tutti campetti di due metri di larghezza, con i sassi, per metter il tabacco.
El tabaco del canal del Brenta el iera el meio che ghi n'era in tuta Italia...
Il contrabbando di tabacco era la prima cosa! 
Consisteva nel vendere di nascosto dalla finanza un po' di tabacco. Cioè, se la finanza aveva contato cento foglie, cento foglie bisognava consegnarle ... ma i nostri riuscivano a consegnare quelle piccole e a tenersi quelle grandi e venderle.
Moglie. Ho visto anch'io come si faceva: il tabacco sotto, le prime foglie che hanno toccato terra e non servono più per vendere ... quando dovevano consegnare alla finanza - che seguiva le operazioni - rompevano sì tutte le foglie, ma quelle che pensavano di tenersi per sé le rompevano il meno possibile.
Marito. Anche sul Montello mettevamo il tabacco. A Santi Angeli noi piantavamo ben 12.000 piante di tabacco e si ottenevano 75.000 foglie di tabacco: ogni pianta faceva 7-8 foglie.
Veniva uno della finanza a contarle prima del raccolto. Ogni dieci file contava una fila e vedeva quante foglie c'erano per pianta e quante piante c'erano per fila.
E par ciapàr un franco, io che ero il più piccolo, mi facevano andare sotto la baracca (allora c'erano le baracche, parliamo di dopo la guerra del '18) e dovevo nascondere il tabacco sotto la baracca e lasciarlo là finché maturava. Quando la foglia diventava gialla la si appendeva e poi la si sarebbe pestata, per fare tabacco da presa.
Un anno abbiamo fatto un quintale e dieci di tabacco da naso, de sfrusa [di contrabbando]. Era venuta la tempesta e abbiamo dovuto pestarlo tutto, non si poteva portare al magazzino. Sono venuti a controllare che si facesse un gran solco nel campo e vi abbiamo buttato dentro le foglie di tabacco coprendole con la terra in modo si marcisse.
Dopo otto giorni - per fortuna il tempo era andato bene e non aveva piovuto - abbiamo dissotterrato il tabacco ed era proprio giusto, tutto giallo. Lo abbiamo messo a bójar, a masarìr [a macerare] in un angolo all'ombra, accatastato, in un mucchio. Poi lo abbiamo messo al sole e pestato. È venuto fuori un quintale e dieci di tabacco da naso e abbiamo guadagnato dei bei soldi.
Lo abbiamo portato giù alla latteria ed è passato uno con un cavallo a prenderlo, un contrabbandiere. Se ci pescavano ci avrebbero mangiata tutta la terra! Abbiamo fatto il trasporto a mezzogiorno in punto.
Ci è capitato una volta di vendere venti chili di tabacco di contrabbando e ... quello a cui lo abbiamo venduto ci ha mandato in casa la finanza. Era una spia e abitava a Bigolino.
All'una del pomeriggio di un giorno di maggio, quando doveva arrivare il compratore, al suo posto è arrivata la finanza.
Era il tabacco dell'anno prima, perché il tabacco si pianta a maggio-giugno e lo si raccoglie in settembre.
Ci è capitato anche di nascondere venti chili di tabacco nel bosco e ce l'hanno portato via. 
Dopo che noi lo avevamo nascosto nel bosco è venuta la finanza in casa a controllare, perché quello che doveva comprarlo aveva fatto la spia. Prima ci aveva mandato in casa una sua figlia per dirci che suo padre non poteva venire a prendere il tabacco perché a casa loro c'erano quelli della finanza. Dopo dieci minuti che lei era andata via sono arrivati sette finanzieri, con brigadiere e appuntato. Ma noi nella notte precedente, io e mio fratello, avevamo tirato su il tabacco - che avevamo nascosto sotto terra nella greppia delle mucche - lo avevamo dissotterrato e nascosto nel barco del fieno, mettendolo però in un sacco, in modo da essere svelti a consegnarlo al compratore, fuori della casa.
I finanzieri per prima cosa hanno guardato in stalla e giunti alla greppia hanno detto: «Qua c'era il tabacco e lo avete nascosto questa notte».
Dunque vuol dire che in quella notte c'era stata la spia che ci aveva tendùo. Era uno del paese; c'erano tante spie.
I finanzieri sono andati direttamente verso il barco del fieno e là con gli aghi di ferro lunghi un metro e mezzo che avevano un piccolo arpionetto sulla punta (a forcèa) per poter prelevare un eventuale campione, si sono messi a pungere il fieno. Ma il tabacco era nel sacco, assieme al fieno ed evidentemente non sono riusciti a sentirne l'odore.
Sotto la greppia il tabacco era stato sotterrato dentro a vasi di metallo - una specie di quelli del latte - fatti fare apposta da un favaro, in modo che sotto terra il tabacco non si marcisse. Era un fabbro che girava per le case a raccogliere ordini, e poi li faceva, come faceva anche altri lavori. Durante il giro dormiva nelle stalle.
Quella volta, i finanzieri, visto che non riuscivano a trovare il tabacco nel fieno e che dovevano andare anche in altre due case, se ne ne sono andati.
Il tabacco lo avevamo nascosto in cinque posti fuori di casa e avevamo lavorato dalla mattina fino a mezzogiorno a pestare tabacco in una radura del bosco, tanto che alla fine c'erano le foglie di acacia tutte piene di polvere di tabacco; per fortuna è arrivato un temporale che ha lavato tutte le foglie. E intanto che le finanze erano andate via da casa nostra per andare dalle altre due famiglie io e mia sorella abbiamo caricato i due sacchi di tabacco, uno per ciascuno, e lo abbiamo portato oltre la presa 10, là in un bosco e lo abbiamo nascosto dentro un ricovero della prima guerra.
Dopo, quando le finanze sono tornate ancora, si sono messe con la forca a descuèrsar [scoprire e sparpagliare] tutto il fieno del barco, ma il tabacco non sono riuscite a trovarlo perché noi lo avevamo portato via prima, e così se ne sono andati via.
Alla fine siamo andati per riprenderci questo benedetto tabacco nel ricovero ma non lo abbiamo trovato più ... ma più di tanto non ce la siamo presa: l'importante era che non ci avesse trovato la finanza.
Per pestare il tabacco avevamo una apposita "pila", un grosso mortaio in pietra (alto circa 40 e largo 50 cm) che ci era stato prestato.
*
Quella volta della grandine, io e mio padre avevamo lavorato dalla mattina fino a mezzogiorno a pestare tabacco, e ne abbiamo fatto un quintale e dieci.


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